di Moshe Feldenkrais

Il movimento è il segno più rappresentativo dell'attività del sistema nervoso.

I tremiti spasmodici, i differenti tipi di paralisi, l'atassia, la difficoltà di eloquio, la mancanza di controllo della massa muscolare in generale, sono altrettanti testimoni di una lesione o di una disfunzione del cervello o di altre parti del sistema nervoso.

E' inutile far fare a una persona un movimento qualunque, se non si cerca di incoraggiare il sistema nervoso a inviare gli stimoli necessari alla contrazione dei muscoli interessati per un movimento, o un insieme di movimenti, corretti, effettuati nella giusta sequenza temporale.

Il movimento, o al contrario l'assenza di movimento, sono testimoni dello stato del sistema nervoso, del suo aspetto ereditario e del suo grado di sviluppo.

Alla nascita, a parte piangere o contrarre tutti i muscoli flessori in uno sforzo globale non differenziato, noi possiamo effettuare solo un piccolissimo numero di movimenti volontari. Impariamo per esperienza a rotolare, strisciare, sederci, camminare, parlare, correre, saltare, dondolarci, girare, e a fare tutto ciò di cui siamo capaci una volta adulti.

La nostra coscienza si adatta gradualmente all'ambiente in tutta la sua varietà. I primi contatti con l'esterno avvengono attraverso la pelle e la bocca. Più tardi, apprendiamo a differenziare il movimento degli arti e ad adeguarli guardandoli. Il problema principale è la differenziazione dei movimenti. Così, l'anulare resterà maldestro a meno che non suoniamo uno strumento o non ci esercitiamo a farlo muovere volontariamente.

Noi tendiamo a modificare il "tutto o niente" di una contrazione muscolare primitiva, in un'attività volontaria più o meno ben differenziata.

A questo risultato giungiamo allo stesso modo in cui arriviamo a parlare spontaneamente, cioè senza avere consapevolezza del processo di sviluppo implicato, e senza essere consci del grado di perfezione raggiunto nel nostro apprendimento, poiché ciò è dovuto al fatto che non avvertiamo grosse lacune rispetto alle altre persone.

E' quando incontriamo grosse difficoltà che prendiamo coscienza che qualcosa non va. La maggior parte di noi si accontenta di un'allegra mediocrità, giusto sufficiente a fare di noi una persona fra tante altre.

Il mio Metodo, o tecnica, per ottenere uno sviluppo migliore del sistema nervoso, si basa sull'utilizzo delle relazioni reversibili dei nostri muscoli e del nostro sistema nervoso. Questi si sono sviluppati in funzione della gravità, che determina lo sviluppo e l'apprendimento di ogni individuo così come di tutte le specie del livello evolutivo.

Lo sviluppo straordinario dei lobi frontali (del sistema sopra-limbico in generale) nell'uomo, prova che il suo funzionamento costituisce un miglioramento evolutivo e favorisce la sopravvivenza dei meglio adattati. Questo sviluppo del cervello umano avviene durante la crescita a partire dalla nascita, in funzione dell'esperienza individuale. Ne deriva una straordinaria possibilità, che non esiste negli altri animali, di assimilare un gran numero di risposte apprese, ma che rende l'uomo per questo stesso fatto vulnerabile, poiché esistono pericoli legati a un cattivo apprendimento. Gli altri animali hanno delle risposte appropriate agli stimoli radicati nel loro sistema nervoso, sotto forma di reazioni istintive che si rivelano raramente cattive.

Noi abbiamo tendenza a sbagliarci più di altre creature e, ciò che è più grave, abbiamo poca probabilità di prendere coscienza di ciò che abbiamo commesso come errore, per il fatto che noi siamo al tempo stesso allievo e giudice; il nostro giudizio dipende da ciò che abbiamo imparato, e si limita alla nostra conoscenza.

La conclusione oggettiva della nostra analisi è che per progredire, dobbiamo migliorare il nostro giudizio. Ma questo ci riporta alla casella di partenza, poiché il giudizio è il risultato dell'apprendimento, che, quando siamo adulti, è già lontano dietro di noi.

Per rompere questo circolo vizioso, noi utilizziamo la qualità principale della parte sopra-limbica del nostro cervello, che è capace di sentire e di fare astrazione, se non addirittura anche di esprimere con parole, le azioni dei nostri corpi. Riducendo al massimo tutti gli stimoli, riduciamo praticamente al nulla qualunque possibilità di cambiamento del nostro sistema muscolare e dei nostri sensi (e mettiamo così in pratica la legge di Fechner-Weber). In compenso aumentiamo al massimo la nostra sensibilità e siamo così in grado di distinguere dettagli sottili che andrebbero oltre di noi o che sfuggirebbero alla nostra attenzione, anche quando tentassimo di captarli. E come se fossimo delle persone daltoniche, incapaci di distinguere il verde dal rosso, cui viene restituita la capacità di differenziare questi due colori.

Una volta che la capacità di differenziare migliora, diventa possibile percepire i dettagli che si riferiscono a se stessi o al proprio ambiente, e il seguito è solo questione di esperienza, di pratica, di tempo e di attenzione.

Quando diventiamo consapevoli di ciò che facciamo realmente, e non di ciò che diciamo o pensiamo, la via del miglioramento ci è ampiamente aperta. La rettifica delle modificazioni scoperte è un problema in sé. Ma la tendenza radicata in noi che ci spinge verso condizioni ottimali si occupa generalmente di risolverlo in una certa misura.

Lo svolgimento di una lezione

Per cominciare, le lezioni si fanno distesi al suolo, sulla pancia o sulla schiena, per facilitare l'annullamento degli schemi muscolari abituali.

Le pressioni abituali sulla pianta dei piedi e la configurazione delle articolazioni dello scheletro che ne consegue vengono eliminate, il sistema nervoso non riceve gli stimoli abituali, dovuti alla gravità, e gli impulsi non sono legati agli schemi di movimenti consueti. Si scopre con sorpresa che la persona risponde ad essi in maniera diversa.

Per favorire un tale risultato, le lezioni dovrebbero essere fatte il più lentamente possibile, nel modo più piacevole possibile, senza forzare e senza soffrire; l'obiettivo principale non è di esercitare ciò che si conosce già, ma di scoprire in sé reazioni sconosciute, che permettano di imparare ad agire in una maniera più appropriata.

La finezza dei movimenti dovrebbe essere tale che dopo averli ripetuti 15 o 20 volte, lo sforzo inizialmente necessario sia ridotto quasi unicamente al fatto di pensarci. E' ciò che consente alla persona di sviluppare al massimo la sua sensibilità, permettendole così di scoprire i cambiamenti che intervengono, sia al livello del tono, che al livello dell'allineamento delle differenti parti del proprio corpo.

Alla fine della lezione, si dovrebbe giungere alla sensazione di essere sospesi leggermente dalla testa, che i piedi non tocchino il suolo, e che il corpo scivoli quando si muove.

La testa, che contiene tutti i recettori, cioè gli occhi, le orecchie, le narici e la bocca, che gira a destra e a sinistra in quasi tutti i movimenti determinati dalle modificazioni che intervengono nello spazio che ci circonda, dovrebbe in fin dei conti girare con una delicatezza ineguagliata, anche dal meccanismo più perfezionato concepito dall'uomo. Di tutti i recettori, solo gli occhi possono anche muoversi in relazione con la testa, e il loro movimento, nella stessa direzione della rotazione della testa, o in un movimento opposto, dovrebbe essere scorrevole e facile, se la testa si muovesse come dovrebbe.

Offrire al corpo la possibilità di perfezionare tutte le forme, tutte le configurazioni possibili delle sue membra, modifica non soltanto la lunghezza e la flessibilità dello scheletro e dei muscoli, ma provoca ugualmente un profondo cambiamento nell'immagine che la persona ha di sé e nella qualità di direzione che viene acquisita da essa stessa.


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